Scrittori per Caso, per Sfizio o per Vocazione

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Zombieland, Una tranquilla giornata cercando di arrivare al supermercato
icon11  view post Posted on 17/12/2006, 18:47Quote
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Demone dell'Oscura Luminosità

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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 19:15, 9 minuti fa


In questo topic scriveremo una storia a più mani, dove ognuno, seguendo lo schema qui sotto, creerà dei personaggi e li farà agire nel paese descritto nella piantina linkata qui sotto.


1. DUE (2) pezzi per ogni partecipante, cioè due "giri" a testa: questo significa che prima di postare il secondo dovrete attendere che almeno un altro partecipante abbia postato il suo;
1bis. ogni partecipante può creare e usare al massimo DUE personaggi;
2. l'ordine dei post è indifferente, perché i personaggi NON si incontrano se non alla fine;
3. gli scrittori dovranno tenere a mente che non potranno inserire eventi catastrofici o che possano influenzare i personaggi degli altri;
4. la lunghezza è moderata automaticamente da questo modo di lavorare, comunque direi non più di 9.000 battute (5 cartelle) a pezzo;
5. il punto d'incontro potrebbe essere il classico centro commerciale a due piani :D , da raggiungere TASSATIVAMENTE nel secondo pezzo (a meno che vogliate far morire prima tutti i vostri personaggi).

La trama è dolcissimamente :puniz: incentrata su una invasione di zombie.

La piantina in formato .wmf è qui.
mentre quella in formato .jpg (1,1MB da scaricare cliccando col tasto destro e poi "scarica collegamento", non cercate di visualizzarla sul browser perché è enorme!) è qua.

I partecipanti sono:

CarDestroyer
Matricida
Lutty
Jedi
°Fra°


IMPORTANTE!
1. Quando postate il pezzo DISABILITATE LA FIRMA, così da non ingolfare la pagina :) ;
2. per i commenti usiamo questo topic!


N.B.
Per disabilitare la firma, dopo aver premuto "Rispondi", in fondo al riquadro dove scrivete ci sono due caselline: la prima abilita o meno le faccine, mentre la seconda agisce sulla firma limitatamente a quel messaggio.


Edited by CarDestroyer - 17/12/2006, 19:11
 
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view post Posted on 17/12/2006, 19:48Quote
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E il grido penetra allora nella lama del coltello che affonda nella carne innocente, il coltello che scanna, la lama affilata che apre la gola da parte a parte con movimento netto, non crudele ma privo di incertezza. E, dalla lama, il grido passa alla mano che impugna il coltello e che toglie respiro e vita, e dalla mano e attraverso il braccio e il petto il grido arriva fino al cuore dell’uomo, e là esplode, con ogni rabbia, con violenza, con disperazione, e nel cuore il grido si fa lama e coltello per spaccare quel muscolo vivo. E l’uomo morirebbe certamente di vertigine, se non conoscesse il rito e il segreto. Sarebbe perduto anche lui come l’animale, ucciso dal patto e dalla necessità.


Dovevo aver letto una frase del genere in un libro, lì nella biblioteca di famiglia, dove trascorrevo, bestia segregata qual ero, tutte le mie giornate.
“E’ intelligente – dicevano i genitori - lo faremo studiare a casa”
Del resto chi si sarebbe preso troppe preoccupazioni per un handicappato? Pardon un disabile come amavano definirmi, convinti che tale denominazione non mi disturbasse. La maledetta particella Dis invece provvedeva a ricordarmi puntualmente che la natura mi ha privato delle abilità basilari. Per tutti camminare è una routine, per me un’utopia. A lungo andare si prende l’abitudine, riesco comunque a spostarmi sulla sedia a rotelle e, fortunatamente, tralasciando questo piccolo difettuccio tecnico, godo di ottima salute. Inoltre sembra che il buon Dio abbia finalmente accolto le mie preghiere.
Molti son convinti che l’apocalisse sia ormai giunto, si nascondono nelle proprie topaie e tremano da bravi coniglietti. Sia chiaro, non che la mia prima reazione sia stata diversa. In fin dei conti non capita tutti i giorni che appaia una massa di orde non-morte succhia cervelli spuntata da non si sa dove. Ma riflettendoci, un fenomeno del genere porta con se caos e anarchia. Niente più leggi, basta col falso moralismo e con ridicoli dogmi. In una situazione come questa non sopravvivono i più forti, come spesso si tende a pensare, né i più scaltri. A sopravvivere è chi si fa meno scrupoli, chi riesce a trovare, tra le righe di una tale sciagura, una manna dal cielo.
Devo ammettere di esser stato fortunato. In fondo una vita sociale in questi 18 anni non me la sono mai fatta; le mie conoscenze, con annessi salutini di rito ed occhiatine di colui che è più sfortunato, si limitano a qualche vicino di casa, che tra l’altro vedevo di rado. Perché uno come me dovrebbe farsi scrupoli, aiutare qualcuno che nutriva verso il povero ragazzino infelice solo e unicamente pena?!
Devo ammettere però di esser rimasto sorpreso, quando ho potuto constatare la facilità di togliere una vita. Infili il coltello nel punto giusto, lo rigiri per qualche secondo, ti godi qualche rantolo di soffocamento ed è già tutto finito. Più facile che dire ta-ta-ta-ta sottolineerebbe qualcuna. Non devo neppure preoccuparmi di occultare corpi o di sbarazzarmi delle prove. Se mai qualcuno dovesse accorgersene e se, addirittura, torneranno a stampare giornali, un potenziale titolo potrebbe essere:

COPPIA MARTIRE SI SACRIFICA PER DIFENDERE IL FIGLIO INVALIDO



Insomma, in quel caso li avrei resi perfino famosi, two birds with a stone, come direbbe qualche inglese!
Ora che mi son liberato di questi due fastidiosi piccioni, non mi resta che trovare un modo per nascondermi, perlomeno ad aspettare che le acque si plachino un po’. C’è bisogno di un posto dove possa procurarmi facilmente viveri e, magari, fornito di qualche sistema di sorveglianza. Sarà banale, ma credo che il centro commerciale sia il posto ideale; ringrazio che il branco di bifolchi di un paesino tanto misero, si siano lasciati convincere a costruire quel mostro in cemento armato. Non è neppure eccessivamente distante da qui, seguo Viale Partigiani d’Italia e mi trovo lì nel parcheggio. Solitamente non è sicuro costeggiarlo a piedi (dannato modo di dire), ma dubito che circoleranno parecchie macchine, quindi nell’arco di 20 minuti dovrei riuscire a raggiungerlo.
Ma se poi quelle creature mi vedessero?
Devo correre il rischio, non ho altro modo purtroppo, non potendo scavalcare. Devo portare qualcosa per difendermi però; il cinema ci insegna che creature del genere sono particolarmente coriacee, quindi devo puntare su qualche diversivo. Ma certo, gli estintori! Creano molta confusione, e posso contare di accecarli almeno momentaneamente. Dovrei riuscire a metterne un paio qui nel ripiano della sedia. Perfetto!

[…]

Quindici minuti che procedo, e non ho ancora incrociato anima viva né tantomeno morta, dev’essere il mio giorno fortunato! Entro qualche minuto sarò al sicuro e con lo stomaco pieno!
Non avevo mai notato quanto fosse maestoso il cancello del Centro Commerciale. Acciaio nuovissimo, luccicante sotto la luce del sole di mezzogiorno. Il mio splendido isolamento stava per iniziare, anzi per continuare; avrei avuto tempo per leggere ogni sorta di scritto del negozietto di libri, per mangiare le prelibatezze dei cibi confezionati carichi di conservanti e molto altro ancora!
MALEDIZIONEEEEEEEEEE! Non avevo considerato un piccolo particolare, e me ne accorgo solo ora che lo trovo davanti a me. Per un qualche errore nel progetto, e, secondo me, grossi giri di tangenti, il nostro amato centro commerciale era sprovvisto di salite per disabili. Un palazzone pieno di scale, stramaledette scale che io non potrò mai superare!


Patetica è la vita di colui che, reputandosi immorale e superiore ad ogni legge, agisce dimenticando che la forza dell’uomo sta nel branco e non nell’abilità del singolo. 11 uomini costituiscono una squadra di calcio, un uomo solo è un idiota asociale che si limita a palleggiare. 10, gli uomini necessari ad azionare pesanti macchinari, uno solo l’idiota che si inginocchia e piange impotente davanti alla macchina. 9 uomini possono costruire città, l’idiota solitario non riesce nemmeno a viverci. 8…7…6…3 uomini costituiscono un gruppo unito, una speranza, un uomo solo la disfatta. 2 uomini generano la vita, un idiota solitario ottiene esclusivamente la morte..

Edited by MatricidA † HousE - 18/12/2006, 21:10

We are living...in the age,
in which the pursuit of all values
other than
MONEY, SUCCESS, FAME, GLAMOUR
have either been discredited or destroyed.

MONEY, SUCCESS, FAME, GLAMOUR,
for we are living in the age of the thing.
 
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Sbabbero di Trinacria

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Status: Offline: ultima azione eseguita il 4/12/2009, 15:31


Theo Salieri non avrebbe dimenticato facilmente quel giorno, la vita come lui la conosceva non esisteva più; niente più discoteche e vacanze sulla neve, basta coi fine settimana a Montecarlo, non avrebbe più brindato a champagne sullo yacht di famiglia con due o tre ragazzette sbronze in bikini. Adesso tutto il mondo, per quello che ne sapeva ( e gli importava ) era stato assunto come comparsa in un mediocre B-movie sugli zombi, col ruolo della comparsa che muore nei titoli di testa. Erano arrivati all’improvviso, marci, puzzolenti e inesorabili: troppi perché si potesse sperare di sopraffarli. Non sapeva neppure dire quante volte avesse rischiato di finire sbranato da quei cosi, ed era sicuro che quello che aveva visto lo avrebbe perseguitato per tutte le notti della sua vita; non avrebbe mai detto che dentro un corpo ci potesse essere tanto sangue. No, Theo non avrebbe dimenticato quel giorno, ma mica soltanto per questo.
Quello era il giorno in cui aveva scoperto qualcosa per la prima volta: una pista di coca al confronto era paragonabile ad un giro sull’autoscontro.



La giornata era partita davvero male, sembrava che un’entità superiore avesse deciso di divertirsi con lui. Da quando suo padre aveva ottenuto l’appalto per la costruzione del centro commerciale, le cose sembrarono mettersi bene per i suoi, i soldi facevano a gara per finire nel tascone del papone, che per la contentezza rischiò di farsi venire un infarto ( e vista la fine che ha fatto sarebbe stato meglio, ah-ah ). Se avessero perso l’appalto sarebbe stato un guaio, le voci di bancarotta della loro società si sarebbero amplificate, e uscire da quel pantano rischiava di diventare problematico. Ma per fortuna la boccata d’ossigeno era arrivata, e a casa Salieri il sorriso a 82 denti era ormai il leit-motiv. Theo aveva deciso che valeva la pena festeggiare coi suoi amici, discoteca fino a tardi, come quando andava a scuola, con la sola differenza che adesso beccava molto di più. Purtroppo quella sera però gli sembrò di tornare adolescente, perché non trovò nessuna che ci stesse, una specie di maledizione: passandosi la mano sulla faccia per scacciare l’antiestetico sudore, gli sembrò perfino di sentirsi spuntare quei brufolazzi che lo avevano tormentato al liceo. Non gli andava di concludere la serata con qualche nigeriana, o rumena, o daqualunquecazzodipaesevengano, lui non paga per scopare e comunque, se proprio si deve, con le nazionali, come le sigarette. La serata sembrava doversi concludere con un fiasco, quando incontrò Rosa, la figlia del maresciallo Ghezzi. Era con gli altri in coda per un cappuccino con cornetto al bar sport dopo la disco, e lei gli sorrideva, in mezzo a tutti i suoi compagni di classe sfigati. Certo, lui era abituato ad altri standard, ma quella sera era meglio non essere schizzinosi. Venne fuori una scopata coi fiocchi, la ragazzina dormiva al suo fianco, completamente appagata; sì, era sempre un grande. Tutto andava nel migliore dei modi, l’unico problema nei giorni seguenti era stato come scaricare Rosa, che sembrava volere attaccarsi a lui come una cozza allo scoglio. Il problema era che la ragazza era figlia del maresciallo, una persona importante e benvoluta in paese, doveva andarci cauto. Si era baloccato qualche settimana per trovare una soluzione plausibile, che non creasse eccessivi contrasti con la famiglia. I giorni passarono così, giocò a fare il fidanzatino, divertendosi anche, fino ad arrivare a QUEL giorno. Poche ore prima che si scatenasse l’inferno, gli era arrivata la chiamata di Rosa; il primo istinto era stato di chiudere la chiamata, ma alla fine aveva risposto.
“Theo? Ciao sono io.”
“Ciao bella, come va?”
“Potresti venire a casa mia? Ci vediamo davanti al Black Horse. Ti prego, è molto importante!”
Avrebbe voluto dirle che non poteva, ma qualcosa nella sua voce non gli era piaciuto, e non se lo aspettava; aveva detto sì soprappensiero. Era preoccupata per qualcosa, che sospettasse l’imminente scaricamento? Doveva assicurarsene, e nel caso, correre ai ripari. Se il suo vecchio avesse ricevuto una telefonata dal maresciallo sul suo conto era fottuto, letteralmente. Suo padre avrebbe assoldato due negroni che lo avrebbero rifatto nuovo nuovo, se silurava la ditta di famiglia così: come si dice, occhio per occhio, occhio al quadrato.
La trovò davanti al pub, ancora chiuso, che passeggiava nervosamente, dentro i suoi levis a vita bassa. Parcheggiò il suo new beetle cabrio, e la salutò come nulla fosse, ma lei lo prese per un braccio e sedettero in macchina; pretese anche che chiudesse la capote. Brutto segno, si disse.
“Allora, cos’è successo? Mi fai preocc…”
“Sono incinta.”
Theo si rese improvvisamente conto che aveva una palla di piombo gelido piazzata nello stomaco.
“C…come?”
“Sono incinta. Il dottore me l’ha detto poco fa.”
“Chi?”
“Colussi. Non so cosa fare, Theo. Ho solo 17 anni, che devo fare?!?”
Già si vedeva al matrimonio, in posa per la foto, incatenato per tutta la vita, a quella stronza in bianco con un accenno di pancia e i loro vecchi a fare da sfondo. E lui odiava le foto di gruppo.
“…e io odio le foto di gruppo.”
“Che hai detto?”
“Nulla. Devi abortire.”
“Che?”
“Devi abortire, cos’è, troppo complicato da capire? Non mi accollerò questa grana.”
“Non voglio abortire! Sei pazzo, è nostro figlio!”
“NON DIRLO MAI PIU’!!!”
Lei si ritrasse sorpresa per la reazione, e lui si rese conto di avere gridato.
“Rosa, mio padre ha già fissato le mie nozze, con Elena Mandaglio, la figlia del cardiologo; la sua famiglia è ricca sfondata, e con queste nozze chiuderemo definitivamente le voci sulla bancarotta della società di mio padre. Un figlio ora è fuori discussione, mi spiace. Devi abortire”
In fondo alla strada si cominciava a vedere un sacco di gente per la strada, ma non ci avevano fatto caso, presi dalla discussione.
“Ah, è così?!? E di me non te ne frega niente? Io ti amo!!! Cosa dovrei fare mentre tu ti sposi, eh?”
“Lo pago io il dottore, non ti preoccupare, nessuno saprà niente.”
Grosse lacrime di rabbia presero a scendere giù dal volto di Rosa: in effetti Theo non era stato troppo delicato, ma anche se si sforzava di rimanere freddo, era nel panico. Voleva solo uscire da quella situazione prima possibile.
“Sono sicura che lo pagherai tu! Se si venisse a sapere di questo bambino saresti fottuto!!! Tu e la tua famiglia di merda!!! Bene, allora sappi che ho intenzione di tenerlo, TUO figlio, e te lo porterò come testimone alle TUE nozze, spregevole bastardo!!!”
Rosa fece per uscire dalla macchina, rossa in volto e con gli occhi liquidi di pianto, quando si sentì il primo urlo. Qualcosa di inumano, terrificante; non poteva essere un uomo a gridare così.
Invece era proprio un uomo, Mario, il vecchio partigiano che abitava sopra il pub e protestava sempre per tutti quei ragazzotti che mentre si ubriacavano, si divertivano a spaventare i suoi gatti.
Due di quei cosi gli avevano strappato un braccio e se lo stavano disputando.
“Oddio!”
Fu l’unica cosa che uscì dalla bocca di Rosa, mentre allontanava la mano dalla maniglia della portiera; zombi, questo passò per la sua mente di adolescente, strapiena di film con quei mostri, ma non osava pronunciare quella parola, aveva paura che se l’avesse detta sarebbe impazzita. La strada era piena di quei cosi, i ragazzi se ne resero conto solo in quel momento, e non sapevano che fare; altre grida arrivavano ora da tutte le parti, grida di dolore e morte. Theo aspettava da un momento all’altro il grido isterico di Rosa, ma fu lui a urlare quando uno di quei mostri colpì il vetro della macchina mugolando: istintivamente mise in moto e partì, ma per evitare due signore che stavano marcendo a vista d’occhio incartò la macchina sul palo della luce. Non si fecero nulla, ma la macchina non partiva più. Uno zombi spaccò il vetro lato guidatore, cercando la camicia di Theo.
“No! Cazzo, no!!! Esci su muoviti!”
Uscirono dalla macchina, spingendo qua e là i cosi più vicini, ma non sarebbero durati molto, se non fossero entrati in qualche casa. La gente dalle loro case gridava e piangeva.
“Vieni, a casa mia!”
Corsero come dannati, schivando zombi come fossero bandierine di uno slalom, fino ad arrivare al portone. Non riuscirono a chiuderselo alle spalle, erano in troppi a spingere dall’altra parte. Mentre salivano le scale una mano fredda e scarna afferrò Rosa per la caviglia, facendola cadere.
“Theo!!! Aiuto!!!”
Lui si voltò, e tirò un calcio a quella vecchia laida e sporca che la tratteneva, ma non ottenne risultati: prese a tempestarla di calci, ma quella non mollava. Un’altra mano afferrò lui alla gamba, facendolo cadere dolorosamente sul sedere, mentre un’orda di zombi sembrava volerli risucchiare in fondo alla rampa, Rosa gridò: era finita.
Poi la testa della vecchia esplose, come un brutto fuoco d’artificio, subito seguita dai due zombi più vicini, e all’improvviso furono liberi, Pietro Ghezzi era in cima alla rampa, in pantaloni di pigiama e canottiera, ma ugualmente temibile, con i suoi due metri di statura e la pistola ancora fumante in mano.
“Rosa sbrigati, salite!”
I due non se lo fecero ripetere, rialzandosi e correndo al sicuro, mentre sentivano altri colpi ridurre al silenzio quell’orda putrescente. Il maresciallo, anche se non più giovane era ancora risoluto, e non perdeva la calma facilmente: chiuse la porta e la sprangò, sbuffando. Poi corse da sua figlia per controllare che non fosse ferita.
“Dio ti ringrazio, stai bene! Theo, tu stai bene?”
“Sì grazie, le devo la vita.”
“Cazzate.”
“Papà, come facevi a sapere che bisogna colpirli in testa?”
“Non lo sapevo. Al poligono però miro sempre alla testa; tu invece che ne sai di come si ammazzano?”
“Che ne so, in tutti i film li ammazzano così…”
Disse lei, arrossendo come una mammola. Trasalirono tutti quando cominciarono a battere sulla porta.
“Cosa sono? Puzzano come carogne.”
“Credo che siano qualcosa del genere; dobbiamo chiamare aiuto maresciallo.”
“La linea è intasata, non se ne parla. Magari coi cellulari.”
Purtroppo anche i cellulari non riuscivano a prendere la linea, di sicuro tutto il paese era attaccato al telefono.
“Cazzo, giusto oggi che sono qui fermo in malattia!!!”
Poi si rese conto che stando a casa aveva salvato la figlia e si morse la lingua. Si fotta il paese, pensò. Guardò la porta, che sussultava ad ogni colpo. Quanto avrebbe resistito? Diede la pistola a Theo.
“In camera ho delle altre munizioni, vado a prenderle: Theo, tu aiuta Rosa a scavalcare il balcone, se passiamo su quello del dottor Parisi saremo salvi. Se entrano mentre sono di là, mira con tutte e due le mani alla testa e spara, e attento al rinculo. Theo guardò quel pezzo di ferro come un cane guarderebbe una scacchiera, poi se la mise alla cintura, registrando il calore della canna, che aveva cantato da poco. Quel calore lo rassicurava, decise, poi andò fuori sul balcone con Rosa. Stavano al secondo piano e sotto c’era un discreto viavai di gente, tutta morta da tempo, anche il signor Mario si era unito alla combriccola pur con un braccio solo.
“Dio mio, è come nei film, quelli morsi si rialzano!”
Rosa guardava giù mentre si accingeva a scavalcare, ed era sconvolta.
“Theo, se mi mordono sparami, ti prego!”
“Stai tranquilla: e mi raccomando, lo stesso vale per me, ok? Non immagino niente di peggio.”
Pietro Ghezzi stava tornando con una scatola di cartone dentro cui ci dovevano essere delle munizioni, quando la porta crollò, e gli zombi gli furono subito sopra, facendolo cadere. I due caricatori della beretta 92 FS scivolarono fuori dalla scatola, fermandosi vicino al balcone. Theo tornò dentro di corsa, accompagnato dalle grida di Rosa: vide la montagna di cadaveri semoventi quasi sommergere l’omone come una disgustosa e sacrilega orgia, e cominciò a sparare, come lui gli aveva insegnato. Quattro caddero immobili, e il maresciallo riuscì così a divincolarsi, prendere il vecchio posacenere di pietra sul tavolo, e spaccare il cranio al più tenace di quei cosi, mentre Theo sparava ancora. Alla fine li ammazzarono tutti, almeno una dozzina, di cui tre uccisi dal vecchio Ghezzi, disarmato. Sarebbe stato un elemento prezioso, se non fosse stato morso più volte. Sanguinava molto, e qualche minuto dopo si accasciò, tra le grida di sua figlia.
“Papà!! Non mi lasciare ti prego, resta con me!!”
“Non mi toccare, potresti…contagiarti. È vero che chi viene morso diventa come loro? Come i… Vampiri?”
Theo annuì, senza dire nulla: sapeva che avrebbe dovuto sparargli, e stava ancora lì a parlare, con una calma olimpica. Lui ne sarebbe stato capace?
“No, non è così grave! Sistemeremo tutto, adesso puliamo le ferite e vedrai che…”
Pietro Ghezzi era morto, ma sua figlia continuava a parlare al cadavere.
“Rosa, è morto. Basta così, alzati.”
“NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!!!!! Papaàààà!!!”
Le concesse qualche altro minuto a singhiozzare sul corpo del padre, poi la tirò via a forza, era pericoloso. Sparò, e il colpo rimbombò nel silenzio, facendo sussultare la ragazza, in lacrime.
“Andiamo.”
Le disse lui, dirigendosi verso il balcone per raccogliere i caricatori caduti al vecchio. Rosa lo seguì, portandosi sulla ringhierà per scavalcare e passare dall’altro lato; Theo fece per dirle che non c’era più bisogno di scavalcare, la porta era libera, quando la ragazza scivolò e cadde tra i due balconi, aggrappandosi con una mano al cornicione della balconata. Lui schizzò per prenderla ma non ce la fece, afferrando l’aria. Rosa gridò, piena di lacrime e terrore.
“Theo! Tirami su ti prego aiutami, tirami su tirami su tirami su!!!!”
“Aspetta non ci arrivo, prendo qualcosa!”
Fece due passi dentro casa, poi rallentò, fino a fermarsi. Tornò lentamente sui suoi passi, sporgendosi dalla ringhiera. Rosa lo guardò stupita, in preda alla frenesia.
“Che fai?!? Aiutami!”
“Non ho trovato nulla per prenderti.”
“Sporgiti, maledetto, dammi una mano!!!”
“No.”
Theo le mostrò il posacenere di pietra, lordo di sangue, prima di tirarglielo addosso. La ragazza, colpita, gridò cadendo, un lungo grido di terrore. Il rumore che fece atterrando fu spiacevole, sbagliato. Si era di sicuro rotta qualcosa, ma era viva. Era viva quando gli zombi la circondarono, ed era viva quando le loro mani la presero. I suoi occhi, aperti fino all’ultimo, sembrarono chiedergli perché.
“Perché sono uno spregevole bastardo.”
Disse al groviglio umano due piani più giù. Theo Salieri quel giorno aveva ucciso, per mantenere il buon nome della famiglia. Non aveva premeditato nulla, ma lo aveva fatto. Theo Salieri quel giorno aveva ucciso, e aveva scoperto che era esaltante.

Edited by jedimaster - 19/12/2006, 01:23

http://betguadagni.com/betclick/betscript/?r=paolofailla
"Tu sei...Jimmy giusto? E' casa tua?"
"Sì, proprio così."
"Sono il signor Wolf. Risolvo problemi."

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Chuck Norris riesce, girandosi di scatto, a mordersi un orecchio.

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"Dottore, preparo la vaselina?" "Non abbiamo tempo per la vaselina!" "C'E' SEMPRE TEMPO PER LA VASELINA!!!!!"
"Cosa?!? E' finita?!? Hai detto finita?!?Non finisce proprio niente se non l'abbiamo deciso noi!!! E' forse finita quando i tedeschi hanno bombardato Pearl Arbour?!? Col cazzo che è finita! E qui non finisce! Perchè quando il gioco si fa duro...i duri cominciano a giocare!!!"
Membro della Sacra Confraternita del Topen Gigyen - Nero Sciamano degli Scritti
 
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view post Posted on 18/12/2006, 19:22Quote
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«Corri!» L'urlo riempì il silenzio, quasi quanto quei corpi straziati e affamati riempivano la strada. «Corri Ada, corri cazzo!»
Ada piantò le scarpe col tacco negli occhi di un impiegato troppo agile e, probabilmente, ancora caldo, poi si lanciò fuori del Black Horse. Marco atterrò una coppia di anziani e fece volare via a calci un neonato sbavante nel tentativo di aprire un varco per lei. Sfortunatamente, qualcuno lì attorno aveva uno stomaco che ragionava fin troppo bene. I piedi della ragazza schiaffeggiavano l'asfalto baciato dal sole dicembrino come le pale di una turbina ad acqua. E piangeva. Il tubino nero dalla gonna cortissima la soffocava, incapace oltretutto di tenere ferma la sua femminilità. La tibia di un benzinaio si spezzò come un ramo dalla neve. Ada non se lo aspettava. Aveva proteso la spalla destra, e si era inclinata in avanti per buttarlo giù, in corsa, invece volò per un misero metro, consumando la pelle candida sull'asfalto e strappando una spallina. Il benzinaio le fu subito sopra le gambe nude. La mandibola gli penzolava attaccata ad un lembo di guancia, ma lei non visualizzò la cosa come un colpo di fortuna e fece mulinare istericamente le gambe.
Nel silenzio degli strascichii, Marco udì il tonfo e le grida soffocate. Senza neanche pensarci, invertì la corsa e tornò da lei. Afferrò la tuta blu e lo buttò di lato. La mano sana del morto sembrava avere una coscienza tutta sua, mentre continuava a strattonare per il bordo superiore il coriaceo tubino di Ada. Marco percepiva chiaramente la rabbia che stava risalendogli il cervello, come schiuma sintetica in rapida espansione. Gli schiacciò il cranio. Fu un gesto rapido, come lo schizzo di materia multicolore che investì la lingua di Ada impegnata a urlare, e l'occhio sinistro di Marco. La ragazza si rialzò istantaneamente e riprese a correre. Marco si soffermò a osservare la strada: il Black Horse stava in un buco di via chiamata, vent'anni prima, via Nuova; verso est una piccola rotonda permetteva alle auto di girare e tornare indietro, tranne la notte del fine settimana quando i posteggi scarseggiavano, e il muro che li separava dalla piazza principale diventava oggetto di insulti alla giunta comunale; venti metri più a ovest, cominciava Via Stretta, dove aveva parcheggiato l'auto, per aprire il locale. Prima di barricarcisi dentro e vedere i suoi clienti cadere e poi rialzarsi. Contò una decina di zombie tra lui e l'incrocio. Alcuni erano seduti in auto con le cinture di sicurezza allacciate, altri disegnavano scie sull'asfalto trascinando a braccia l'addome tronco, una giovane vestita con pantaloni a vita bassa girava intorno a una new Beetle abbracciata al lampione. Una coppia di skinhead, coi coltelli stretti nel rigor mortis, puntava decisa verso Ada che era già entrata in via Stretta. Dai balconi delle case udiva mormorii e preghiere. Un istante prima che ricominciasse a correre, da una terrazza dietro di lui, un uomo si gettò dal terzo piano urlando «DIO SAL..!». Soltanto per pura fortuna il tipo sarebbe morto sul colpo, e soltanto per una stramaledetta probabilità su mille si sarebbe rotto la testa come si deve. Marco scattò in avanti sputando saliva rappresa e stropicciandosi gli occhi irritati. I due skinhead avevano fiutato la preda. Il loro significato di lavoro di squadra arrivava al massimo a un morso tu e uno io. Marco ne buttò giù prima uno con una spallata, poi fracassò il finestrino di un'auto con la testa dell'altro e ce lo infilò dentro. L'altro si rialzò meccanicamente, ma invece di correre dietro a lui si mise ad armeggiare alla portiera. Ada era difronte alla sua auto, con il tubino che le copriva sì e no la pancia. Strattonava la maniglia come se le servisse per ritmare la respirazione.
«Ferma! Fermati.» Marco le cinse la vita e la strinse forte a sé. «Ho la chiave,» disse premendo il pulsante del telecomando, «ma tu entri di qua, vieni.» La portò con dolcezza verso il lato del passeggero e la fece salire. Diede un'occhiata ai due teppisti affratellati anche nella morte ed entrò in auto. Il motore prese vita con un soffio di soddisfazione, e lo stereo riscaldò l'aria con Black Hole Sun dei Soundgarden. «Ce ne andiamo, piccola, non preoccuparti più. Raggiungeremo la città: là hanno sicuramente allestito dei campi profughi, ci scommetto. Prima le grandi città, e poi le campagne, è sempre così che funziona con i soccorsi.» Uscì dal posteggio e prese in direzione di Via della Resistenza. La ragazza teneva le mani in grembo e la testa inclinata di lato. Respirava a bocca aperta, lentamente, spalancando gli occhi a ritmo. Marco non cercò di farla parlare e una volta immessosi sulla statale, pestò a fondo sull'acceleratore scansando le poche auto ferme senza curarsi dei corpi a terra. Svanito l'imponente centro commerciale dagli specchietti retrovisori, rallentò. Ada non sbatteva più le palpebre. Pensò si trattasse dello shock, lo stesso che le faceva scendere un rivolo di bava e sangue. Lui si sentiva intorpidito, una sorta di formicolìo agli arti glieli faceva sentire distanti. Ada si chinò su di lui e con dita rigide gli sbottonò i pantaloni. Il collo di Marco non rispondeva ai comandi; capiva di non essere in grado di girare lo sterzo come avrebbe voluto; il tachimetro riprese a salire. Non era neanche in grado di capire se si stava eccitando. Alle orecchie gli arrivarono dei suoni biascicati, e degli strappi. Poi, il tronco di un pioppo fu tutto quello che vide. Per molte settimane.

Noi demoni strappiamo le anime e ce ne nutriamo selvaggiamente! Mi passeresti il sale prima che ti stacchi il braccio?

Sì lo so, sono porco, ma per favore non chiamatemi dio.
 
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AAAAAAAAAAAAAAAA Uno zombie!

AAAAAAAAAAAAAAAA Uno zombie!

AAAAAAAAspetta ma sei io urlo a te che sei uno zombie e tu fai lo stesso con me questo potrebbe far supporre che sia uno zombi anche o no?

Uhm…non ci ho capito tanto!

Neanche io!

Quindi questo avvalora la mia tesi!

Quale?

Non lo so! Ti ho detto che non ci ho capito niente!

Proprio un ragionamento da zombie!

Vabbè…..ma come ti chiami?...così tanto per mettere un nome prima della frase!

Adalberto?

E che nome lungo! Non è hai uno di riserva?

Marco ti va bene?

Benissimo! Allora….piacere di conoscerti Marco!

Marco: Piacere di conoscerti…..uhm…come ti chiami tu?

Beh…Ermenegildo!

Marco:Posso colpirti con una roncola in testa?

No! La testa no! Qualche altra cosa va bene…aspetta….che ne dici se mi chiamo….Cosimo?

Marco: Uhm…che bel nome! Vabbè ci sto!

Cosimo: E cosimo sia! Ora…perchè la storia abbia una logica dobbiamo fare qualcosa no?

Marco: Sicuro!

….

….

….

Cosimo: E fai qualcosa!

Marco: Falla tu!

Cosimo: Non mi viene niente! D’altronde sono uno zombie…ho poco cervello no?

Marco: Su ciò ti dò ragione tò!

Cosimo: Abbiamo un cabarettista qui…dì la verita…eri un comico prima di morire eh?

Marco: Che simpaticone…e daiiii…qualcosa lo dobbiamo fare no?

Cosimo: Che so? Raccontiamo del perchè siamo zombie?

Marco: No idiota..troppo presto!

Cosimo: Parliamo di calcio?

Marco: No idiota….troppo inutile!

Cosimo: Parliamo di donne?

Marco:E che ne parliamo a fare? Tanto siamo zombie!

Cosimo: E non vale! Io protesto! Ci fate diventare zombie per non fare niente! Che dobbiamo fare qui…ammazzare gente?

Marco: Oh…..si! Bellissimo! Bravo!

Cosimo: Davvero?

Marco: Si! D’altronde quello fanno gli zombie no?

Cosimo: Allora….via…verso cervelli nuovi!

I due zombie escono da una casa e si buttano in strada…macerie e cadaveri ovunque!

Cosimo: Chissà come saranno contenti i netturbini domani!

Marco: Aspetta……..non l’ho capita!

Cosimo: Oh...2 umani in lontananza…sembrano leggermente vivi!

Marco: Chi arriva primo se li pappa tutti e due!

Cosimo: Oh…un asino che vola!

Marco: Dove dove?

Cosimo: Ah-ah fregato(corre!)

Marco: Comunque non era un asino..era un elefante!

Cosimo: Dove dove?

Marco: A-Ah! Fregato!(lo raggiunge!)

Cosimo: Me l’hai fatta bricconcello!

Marco: Me l’hai fatta pure tu zuzzurellone!

Cosimo: La possiamo finire di fare complimenti idioti e mangiamo questi due?

Uomo a terra: Pietà….pietà!

Cosimo: Uff…dicono tutti la stessa cosa!

Marco: Ma come puoi dirlo? Tu non sei mai stato zombie!

Cosimo: Guarda!

Marco: Cosa cosa cosa?

Cosimo: Così in generale…guarda! (Pensa: sono un grande a cambiare discorso!)

Marco: Fatto! Mi passi una fetta di materia grigia?

Cosimo: Con tanto piacere!

I due gozzovigliano a più non posso quando ad un tratto….

Cosimo: Burp!

Marco: E no! Si era detto facciamo tutto per fare ridere ma questo no!

Cosimo: Scusa….ma il vecchietto mi è rimasto sullo stomaco!

Marco: Non credo che abbiamo uno stomaco!

Cosimo: Comunque…non mi è piaciuto! Troppo brutto mangiare cervella umane! Non lo farò mai più!

Marco: Oh…un simpatico giovannottone in lontananza vivo!

Cosimo corre alla velocità della luce!

Cosimo: MIO! MIO! MIOOOOOOOOOOOOO!

Dopo aver mangiato..

Marco: Allora dicevi?

Cosimo: Beh…la peristalsi accentuata effettua una parabola arcuata!

Marco: Sei il massimo a cambiare discorso!

Cosimo: E ora che si fa?

Marco: Che ne dici se andiamo al centro commerciale? Sicuramente ci saranno tantissimi idioti umani che si rifugiano lì!

Cosimo: Certo! Ci facciamo poi una macedonia di cervelletto?

Marco: E va bene!

“Larga la foglia stretta la via, attenzione agli Zombie e se qualcosa dacci tua zia!”
 
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Sbabbero di Trinacria

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Sangue, a fiumi. Rosa sembrava non contenere altro, come se avesse barattato i suoi organi per una quantità extra di rosso d’annata. Theo si concesse qualche minuto per osservare con attenzione lo spettacolo grandguignolesco che si stava consumando davanti ai suoi occhi. Quando li riaprì era a terra, con la testa che gli doleva, e gli girava anche. Era svenuto, e se ne era a stento accorto; che idiota, si disse. Aveva avuto solo il tempo di capire che aveva visto troppo, e all’improvviso gambe molli e poi buio. Si concesse qualche minuto prima di mettersi seduto, sperando che non ci fossero zombi sulla scala. Voleva mostrare a se stesso che non aveva ucciso per avidità, o per salvare il suo nome, ma solo perché era cattivo. Dopotutto, seguire il male come credo è preferibile al fare il male per interesse, in termini di filosofia di vita. Ma non era riuscito neppure in quello, la vista di Rosa sventrata come un pesce lo aveva scosso troppo per essere un dio del male; a quanto pare era solo un meschino vigliacco.
Ma chissenefrega, pensò mentre imparava a cambiare il caricatore alla pistola, sono ancora vivo, e bene armato per giunta, 1 a 0 per me, palla al centro. Il caricatore aveva solo un proiettile dentro, poi avrebbe cantato a salve; il ragazzo sorrise, il diavolo lo favoriva. Mise la pallottola in tasca, e cambiò il caricatore. Ne aveva trovato un altro nella scatola di cartone che il maresciallo aveva preso, quindi al momento aveva la pistola carica e due caricatori in tasca; gli zombi non erano un problema, per ora. Avrebbe potuto aspettare i soccorsi lì se solo la porta fosse ancora in piedi. Poteva seguire l’idea di Ghezzi e rifugiarsi nell’appartamento accanto, ma pensandoci sopra, la facilità con cui la porta del maresciallo era stata buttata giù non gli era piaciuta. Casa sua? La porta era blindata e la dispensa sempre piena, dopotutto. Poteva andare, disse, mentre prendeva le chiavi della macchina di Ghezzi e usciva di casa, scavalcando corpi come pozzanghere in una mattina di marzo. La scala sembrava deserta, ma Theo avanzava prudente, ricordava bene la brutta avventura di poco prima. Il fetore era insopportabile e anche memore dello svenimento di pochi minuti fa, vomitò come un pozzo di petrolio, stando attento a non macchiarsi le Clarks nuove. Quell’odore gli aveva ricordato le ultime immagini di Rosa che i suoi occhi avevano registrato, e la testa prese a girare di nuovo: Dio, quanto sangue. In mezzo a tutte quelle viscere gli era sembrato persino di vedere…no, era assurdo, si sbagliava. E poi non poteva permettersi di svenire di nuovo nell’androne, rischiava di svegliarsi con un polpaccio di meno e un’insolita voglia di cosciotto di portinaia. Si morse una mano, forte, e il dolore gli schiarì le idee permettendogli di proseguire. La situazione in strada era poco peggio di uno scenario di guerra: corpi straziati a terra, corpi marcescenti e parzialmente senzienti in piedi, puzzolenti, barcollanti, il cui unico problema era stare attenti a non inciampare nelle proprie budella. C’erano diversi zombi tra lui e la bmw rossa del maresciallo parcheggiata in fondo all’isolato, ma poteva farcela; e senza sparare un colpo, se stava attento. Colpì col calcio della pistola un tizio con mezza faccia masticata che si era avvicinato troppo, poi partì. Correva rapido, guardando bene a destra e a sinistra, calcolando la sua velocità e quella di ogni singolo mostro che si trovava davanti: il cuore pompava a pieno regime, un po’ per la corsa, un po’ per la maledetta strizza, e molto per il desiderio di continuare a pompare a pieno regime per almeno altri sessant’anni. Il vigile che gli aveva fatto tre multe per eccesso di velocità con la sua Ducati monster tentò di abbrancarlo, e Theo decise che sarebbe stato un piacere sprecare una pallottola per lui; un secondo dopo il vigile era storia, mentre lui raggiungeva la macchina e si chiudeva dentro. Respirò a fondo, dando il tempo al cuore di rallentare, e trovare di nuovo la calma. Si sentiva al sicuro, in quella sorta di utero materno fatto di vetro, plastica e lamiera, a dispetto della decina di zombi che si avvicinava sempre più. Non perse troppo tempo però, infilò la chiave e partì a razzo, facendo urlare di rabbia le gomme della macchina e lasciando i suoi fans con un palmo di naso. Guidò la macchina attraverso le strade della periferia rapido e sicuro, evitando di farsi prendere dalla smania di giocare a carmageddon, quando possibile. Aveva sentito parlare dell’euforia da combattimento, e non credeva che potesse colpire anche usando una bmw invece di un fa-mas, ma non ci teneva a fare la prova per poi trovarsi abbracciato ad un palo come poco prima. La villa del suo vecchio era fuori dal paese, quasi un chilometro dopo il cimitero, e mentre correva spedito si domandava se fosse davvero una buona idea andarci, vista la quantità di zombi sulla strada. Dopotutto casa sua era molto più vicina del paese al cimitero, doveva essere stata presa d’assedio anche prima; strano che mentre andava da Rosa non ne avesse notato nessuno, che arrancava sulla strada. Doveva essere davvero preoccupato da quell’appuntamento improvviso. Mentre procedeva, cercò a tentoni nel cassetto del cruscotto le sigarette che Pietro Ghezzi non si faceva mai mancare e facendo questo, notò sul pavimento lato passeggero una sirena, di quelle che si attaccano sul tetto della vettura. Fin da bambino aveva desiderato fare quello che ora gli passava per la mente; senza pensarci troppo su aprì il finestrino, piazzò quella specie di fungo blu sul tetto, e l’accese. Il suono era bitonale, assordante e assolutamente magnifico. Theo decise che dopotutto faceva parte dei suoi interessi controllare che il suo vecchio stesse bene, e continuò a tenere il muso della macchina puntato verso casa sua, fregandosene del filo di gomma del lampeggiante che lo intralciava, mentre quest’ultimo ammiccava a tutti gli zombi vicini, quasi a volerli irridere per la loro incapacità di raggiungere una preda tanto vistosa. Provò varie volte a chiamare soccorsi col telefonino, ma non ci fu nulla da fare. Con gesto nervoso gettò il nuovo samsung sul sedile accanto, si accese una Diana blu, e appoggiando il braccio fuori con fare spavaldo da gangster, continuò ad avvicinarsi alla sua meta.



Quando arrivò a casa, fermò la macchina all’inizio del viale d’accesso: non trovò uno spettacolo troppo diverso da quello a cui si era rapidamente abituato, gli zombi erano ovunque anche là, e avevano preso possesso del villone palladiano che suo padre aveva fatto costruire. Il grande cancello di metallo era aperto come sempre, gli zombi non dovevano aver faticato troppo per entrare. Il giardino con fontana centrale antistante la facciata era invaso da un’orda di ospiti sgraditi, che si voltavano verso la macchina mentre procedeva per il breve viale alberato: si era scordato della sirena. Maledicendo la sua stupidità la spense e continuò l’avvicinamento, notando che anche l’interno della casa era stato invaso; da finestre e balconi vedeva passare incerte figure barcollanti perse in chissà quale delirio della carne. Casa sua era perduta, avrebbe rischiato troppo a disinfestarla; quando anche fosse riuscito a sbarrare tutti gli ingressi e abbattere tutti gli zombi all’interno, avrebbe dato fondo alle sue munizioni, e non avrebbe comunque mai avuto la certezza che non gli fosse sfuggito almeno uno di quei mostri, nel dedalo di stanze della villa. Non gli andava di aspettare i rinforzi vivendo in uno stato di paranoia; stava pensando a dove potesse rifugiarsi, quando sentì delle urla. Dal capanno degli attrezzi, correva verso la macchina Daniele, uno degli uomini del servizio di sicurezza che suo padre aveva assunto a tempo pieno per proteggere la famiglia, qualche tempo dopo il boom dei furti nelle ville del nordest. Non che loro fossero poi così a nordest, ma la paranoia è una brutta bestia. Il rumore della sirena doveva aver attirato la sua attenzione: Daniele non era un gigante come Pietro Ghezzi, ma con i suoi rispettabili 182cm e due spalle frutto di potenziamento da palestra, era un bel centravanti di sfondamento, e si faceva largo tra i mostri come un ciclone. Il braccio destro era penzoloni, sanguinante, con la sinistra reggeva una mitraglietta, mentre l’enorme chioma riccioluta color carota ballonzolava con lui mentre raggiungeva la vettura.
“Vai, vai, vai!”
Theo non aspettava altro, prima che Daniele finisse la frase era già lontano dalla fontana, diretto verso il cancello.
“Grazie a Dio! Non avrei resistito molto in quel bugigattolo!”
“Io non ringrazierei tanto Dio: visti gli ultimi sviluppi, credo che sia piuttosto incazzato con noi.”
“Cazzo che casino! Non riesco a credere a quello che sta succedendo! Speravo fossero i primi soccorsi, ma sono contento che sia tu.”
“Mio padre? È morto?”
“Sì Theo mi dispiace, non è rimasto nessuno vivo; sono arrivati poco dopo la tua partenza e…”
“Me lo dirai dopo. Abbiamo bisogno di un rifugio adesso, visto che la casa se la sono presa loro.”
“Quanto ci vorrà ancora prima che ci vengano ad aiutare?”
“Stiamo in un buco di paese, prima che si muovano i soccorsi le grandi città dovranno essere sicure; solo allora procederanno a perlustrare le periferie. Dovremo arrangiarci almeno per le prime 24 ore, se non di più.”
“Abbiamo bisogno di un posto sicuro, con rifornimenti a sufficienza. Ho quasi finito le munizioni.”
L’eco di alcuni spari attirò la loro attenzione, all’altezza del cimitero; Theo rallentò, credendo che fosse qualcuno. Dopotutto un’altra pistola non avrebbe guastato, ma era solo uno zombi, che stringeva una pistola con troppa forza, sparandosi indifferente, tra i piedi. Spiccava tra gli altri grazie alla sua giacca bianca, macchiata dagli schizzi del suo sangue che iniziava a rapprendersi.
“Lo conosco quello, è il guardiano del cimitero.”
“Lo conoscevi casomai: ce l’ho anch’io una giacca così, al centro commerciale le vendono con lo sconto.”
Mentre accelerava di nuovo, Theo si rese conto che il centro commerciale sarebbe stato un buon rifugio, abbastanza rifornito e sicuro.
“Andiamo là.”
“Al centro commerciale?”
“Sì, mi pare un buon rifugio; è facile che ci troviamo anche altri sopravvissuti.”
“Hai ragione. Però dobbiamo passare dalla farmacia prima, questo morso non la smette di sanguinare.”
“Senti, ci dovrebbe essere il mio cellulare sotto il sedile, m’è caduto prima. O è lì…”
Mentre Daniele si chinava per controllare, Theo estrasse la beretta e gli piantò un’unica pallottola nella nuca. Il rimbombo coi finestrini chiusi lo assordò, ma riuscì comunque a non perdere il controllo della vettura.
“…o ce l’hai sotto il culo.”
Il ragazzo si stupì di non sentire quasi la sua voce, ma era troppo impegnato a tenere la macchina in strada, per preoccuparsi troppo. Aprì il finestrino per fare uscire il fumo dell’esplosione, mentre si giustificava pensando che avrebbe dovuto sparargli comunque di lì a poco. Si era quasi scordato che Daniele aveva mezzo braccio rosicchiato. E poi, così non aveva sofferto, era stato caritatevole. Era arrivato al parcheggio del centro commerciale quando notò il fumo che usciva dalla nuca del cadavere: il filo di fumo guidò il suo sguardo sulla ferita, poco più grande di un pollice e parzialmente bruciata, da cui si intravedeva sangue e materia grigia. Inchiodò la macchina rasente ad un cancello d’ingresso chiuso, spazzando via così i 5 o 6 zombi che erano là davanti. Uscì dall’altro lato, spingendo fuori il corpo ancora grondante sangue e cervella di Daniele. Perse qualche attimo per prendere la mitraglietta che il cadavere ancora stringeva, e mentre la nascondeva nella giacca vide alcuni di loro rialzarsi meccanicamente; chiuse lo sportello e scavalcò il cancello sfruttando il tetto della macchina. Mentre scendeva dall’altro lato pensò che forse anche gli zombi avrebbero potuto fare altrettanto, ma dopo un’occhiata sommaria, decise che aveva lasciato abbastanza spazio tra macchina e cancello, almeno un metro: sarebbero caduti tra vettura e cancello, sperò dolorosamente, anche se dubitava che provassero dolore. Si diresse verso gli ingressi con ancora in testa il pozzo nero e fumante che aveva scavato in testa a quel povero cristo. Gli aveva ricordato troppo la morte di Rosa, chissà poi perché.
Aveva di nuovo davanti agli occhi quella scena orribile adesso, quel corpo sui cui aveva ansimato per una notte intera che veniva violato in maniera così orribile da sembrare sacrilega: ed era sempre più convinto di aver visto in mezzo a quello scempio…una manina, da neonato. Stronzate, era troppo presto, ora come ora non avrebbe neppure avuto le dimensioni di un girino; ciò non toglie che lui fosse sempre più sicuro di ciò che aveva visto. Arrivò davanti alla porta a vetri dell’ingresso che trovò chiusa. Non è il momento per certi pensieri si disse, mentre puntava la pistola contro la porta e armava il cane: Sicuramente erano budella piegate chissà come, che in prospettiva gli avevano dato quell’impressione.
Sicuramente.

Edited by jedimaster - 29/12/2006, 12:54
 
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Comunicazione di servizio….dobbiamo fare una seconda parte con i due Zombi idioti!

Cosimo: Come una seconda parte? Non ne andava bene solo una? E poi….non so dov’è Marco!

Marco è in lontananza…in un angoloo parla al cellulare…

Marco: Si Mr Spielberg….sarò la star del suo nuovo film….Già vedo l’inizio…..Marco lo Zombie in “Zombiamoci tutti…..si…non si preoccupi….ah…il titolo lo decide lei? Perchè non le piace questo? No? Mah…de gustibus… avverto anche Cosimo che è scritturato? No? Ah….lui no perchè non sarebbe veriterio…..si lo so….gli zombi sono scemi ma lui li batte tutti…allora arrivederci Mr Spil…..

Cosimo: Disturbo?

Marco: (attacca e inizia a muoversi) LA la laalalalallalalalalalalalalalaallalaalalala!

Cosimo: Ma che ti prende?

Marco: No….è che canto quando sono agitato!

Cosimo: Comunque c’è da fare una seconda parte del racconto…

Marco: Seconda parte? Mio Dio! Ci vogliono vedere morti! Ops....lo siamo già! E facciamola va!

Seconda Parte(il titolo più originale di questo mondo!)

Cosimo e Marco camminano per la strada...l’obettivo è.....è.....

Cosimo: Il centro commerciale imbecille!

Marco: Non ci sono più i narratori di una volta!

Cosimo: Dato che il centro commerciale è lontano potremmo fare qualcosina prima di arrivare....

Marco: Uhm....ci sono solo 3 cose che possiamo fare!

Cosimo: Sarebbe?

Marco:
A) Uccidere umani ancora vivi e papparsi il loro cervello!
B) Ballare l’ully gully!
C) Diffondere la relgione agli altri Zombie
D) Aiutare gli umani a salvare il mondo
E) Ma non dovevano essere solo 3 le scelte?

Cosimo: Sono indeciso tra la 1, la 2 e la 5!

Marco: Uhm......ma non ci sono i numeri!

Cosimo: Vero! Sono indeciso tra la [ la “ e la ^!

Marco: Ma se ti picchio poi cambi?

Cosimo: Eh?

Marco: Lascia stare!

Cosimo: Difficile scegliere....chiediamo a qualche umanoide mezzo morto!

Marco: Evvabbè! Cosa non faccio per farti contento!

I due si incamminano in mezzo alla folla di cadaveri....a 50 metri c’è il centro commerciale...

Cosimo: Tanto vale siamo quasi arrivati, ce ne freghiamo della seconda parte e chiudiamo qua!

Marco: Shhhh! Odore umano!

Marco cammina accanto ad un cumulo di macerie.....mette la mano all’interno di esse e sbuca un uomo sulla sessantina basso, grasso e con i baffi!

Uomo: Cofa è fucceffo? Ci devo fare uno spefiale del mio fho su quefto! Faremo il picco!

Marco: Uhm....a me sembra già lobotomizzato!

Cosimo: Controlla....magari è un nostro parente zombesco!

Marco stacca parte del cranio....l’uomo continua a parlare..

Uomo: Che bello.....faremo il botto! Maria....festeggiamo! Farà un anno belliffimo!

Cosimo: Ma come fa?

Marco: Forse è un highlander!

Cosimo: E che è?

Marco: Non lo so! Samattina mi sono imparato a dire questa parola....domani leggo anche il significato!

Cosimo: Sei arguto da far paura!

Marco: Uhm....che significa arguto?

Cosimo: Toh guarda....un orda di Zombi assassini che ci corre incontro! Scappiamo!

Marco: Via! Via! Via!

Gli Zombie camminano.....Cosimo e Marco corrono in una stradina!

Marco: Aaaaaaaa ci mangeranno vivi!

Cosimo: Aiuto!

Gli Zombi li inseguono....Cosimo e Marco corrono ancora....ma la strada è a senso unico!

Cosimo: E quindi?

Ehm....volevo dire che la stadra è un vicolo cieco!

Marco: Come nei migliori cartoni di Willi il coyote!

Cosimo: Arrivati! E ora che si fa?

Marco: Beh....saperlo....cazzarola...quasti zombi non ci volevano....dobbiamo andare subito al centro commerciale! Ho fame!

Cosimo: Ah...deliziosi umani....ah...il loro cervello....primizia per Zombie come noi!

Il gruppo avanza...

Marco: Uhm.....noi siamo Zombie....loro sono Zombie.....potresti spiegarmi una cosa?

Cosimo: Cosa?

Marco: PERCHE’ CAVOLO SIAMO SCAPPATI?

Cosimo: Uhm...ora che ci penso....è vero! Perchè siamo scappati?

Marco: Basta...Mi sono rotto! Voi...si dico a voi gruppo di Zombi maleodorante...Seguitemi!

Cosimo: Andiamo....e IN ALTO LE SPINE!

Zombie: EEEEEEEEEEEEEEE!

Marco: Ma che hai detto?

Cosimo: Non lo so...mi è venuto così! Andiamo ora...verso il centro commerciale e oltre!

“Stretta la foglia larga la via io ho finito e ora me ne vado via”!

Scusami Tiziano, non ho resistito, di nuovo!!


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Gran Principe della Resistenza Barroniana

Non è bello ciò che è bello ma che bello che bello che bello (il mio unico motto)

I Lie, I cheat, I Steal....W la Raza.

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Demian Forum(Admin fondatore!)
Brad Barron Forum(Libero cazzeggiatore!)
Central Perk(Spasimante dell'admin!)
Il Bloggo degli sgrittori(By Me e il Diggi)

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Il Forum vivrà!(o almeno spero!)

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image(gli amici sono importanti!)image

La squinzia pure!
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Siete tutti invitati al Bivio!
 
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Come possono emettere dei suoni? Cos'è, il concerto dell'oltretomba?
Per quanto ancora posso correre? Fino a quando potrò schivarli?

L'uomo ansima, sforzando le gambe sull'asfalto bagnato. In fondo alla strada, il mostro di cemento si fa sempre più grande. È diretto lì.

La pioggia si era portata via tutto. Quando? Meno di un'ora prima.


Un muro di acqua si abbatte sul cruscotto, i tergicristalli sfrecciano sul vetro senza grandi risultati. Ftong, ftong
Il pilota è abbassato sul volante, il volto a pochi centimetri dal vetro, i muscoli delle spalle tesi, le mani serrate sullo sterzo, le labbra strette a formare una linea sottile.
Pensieri colmi di tensione si accavallano nella sua testa. Un finanziamento da coprire, proporre alla ragazza con cui esce da sei mesi di andare a convivere, l'auto nuova da lavare alla fine del diluvio.
Maledetto Tom Tom del cazzo! Possibile che non distingui un sentiero di campagna da una strada decente?
Intorno, macchie di diverse sfumature di verde si fondono nel cielo color piombo fuso. È come se sul paesaggio si stesse riversando un fiume di antracite liquida. Fa freddo, il termometro esterno del cruscotto segnala 8 gradi. Un vento forte laterale spinge la pioggia ad un'angolazione così ridotta da renderla parallela a terra.
Niente tuoni. Peccato.
Il sopracciglio destro si solleva, mentre le labbra si stirano in un sorriso. Il ragazzo pesca da sopra il cruscotto un cd masterizzato, inserendolo nel carrello del lettore.
Alcuni attimi dopo, i rintocchi di una campana riempiono l'abitacolo. Vi si affiancano, come in un moderno Bolero di Ravel, chitarra, batteria, seconda chitarra, basso. Riffs si susseguono, rendendo l'aria incandescente; le dita della mano destra ticchettano la finta pelle dello sterzo. Una voce graffiante irrompe nell'aria:

I'm the rolling thunder; the pouring rain.
I'm comin' on like a hurricane.
White lightning's flashing across the sky!
You're only young but you're gonna die!


Dio, grazie per aver creato gli AC/DC!
La macchina svolta sul sentiero in salita fino a portarsi sulla cima di un piccolo promontorio. Dall'altura il ragazzo scorge sagome di olivi lungo tutto il fianco digradante. Gli alberi si interrompono bruscamente al limitare di una grande striscia di cemento. Gli occhi del pilota seguono la strada fino ad un ammasso di tetti coperti da tegole rosse, su tutto domina un mostro tutto spigoli e cemento armato. Il centro commerciale, moderna cattedrale della società consumistica. Il cuore pulsante di quel buco di posto. La mente del ragazzo immagina i fiumi di macchine e persone che assediano quel paradiso a buon mercato durante i giorni di festa.
Fottuti zombie! Tutti “Grande Fratello” e cellulare ultima moda, suv e auto che ti incatenano alle banche per lunghi anni di fame. Poi, per paura di morire, di non poter più acquistare, danno migliaia di euro alla cartomanti delle reti locali. Nessuno che si accorga di essere già morto!

La macchina scende sobbalzando il crinale. É come stare in groppa ad un cammello d'acciaio.

I won't take no prisoners - won't spare no lives!
Nobody's putting up a fight!
I got my fill; I'm gonna take you to hell;
I'm gonna get you - Satan get you...


Il muro liquido si stempera, divenendo ticchettio. Anche la pioggia, in un eccesso di pudore, si rifiuta di stazionare sul fondovalle dominato dal centro commerciale.
Dietro lingue di acqua che distorcono i contorni, il ragazzo scorge un'ombra poco lontana. La sagoma scura è sormontata da un lampeggiante azzurro. Voltata un piccola curva, la sagoma di districa: un fuoristrada dei Carabinieri è fermo davanti ad una Panda 4x4. Quest'ultima sembra scivolata nel fosso che delimita il viottolo. Il ragazzo rallenta: gli autoveicoli occupano tutta la sede stradale.
Cazzo è successo qui?
Il ragazzo ferma la macchina a poca distanza dalle autovetture ferme. La macchina dei Carabinieri ha la portiera aperta, dall'abitacolo spunta un piede infilato in alti scarponi militari. Sono visibili anche quindici centimetri pantaloni con la striscia rossa. Il ragazzo si china per prendere un piccolo ombrello da sotto il sedile del passeggero. Sorpreso, si accorge che i battiti del cuore sono accelerati. Torna eretto, aziona i tergicristalli a piena potenza e scruta di nuovo la scena. Brividi lungo la schiena, come un soffio di gelo sulla pelle.
Chiude le portiere e apre un poco il finestrino.

Hell's Bells!
Yeah, Hell's Bells!
You got me ringing Hell's Bells!
My temperature's high! Hell's Bells!


“Serve aiuto?” Il ragazzo cerca di riportare il cuore ai battiti normali. È come se un segnale animale di pericolo stesse squillando dentro. Sente i peli del corpo sollevarsi quando la prima adrenalina entra in circolo.
Le gocce sembrano cadere più lente, i colori si fanno più netti. L'auto delle forze dell'ordine ha i tergicristalli ancora in funzione. Attraverso i vetri scuri gli occhi scorgono una macchia sul cruscotto: deve essere interna.
Movimento.

I'll give you black sensations up and down your spine.
If you're into evil, you're a friend of mine.
See my white light flashing as I split the night,
'Cause if good's on the left, then I'm stickin' to the right!


Un'ombra si solleva dal sedile del passeggero dell'auto nera, muovendosi impacciata nell'abitacolo. Al ragazzo ricorda il periodo del servizio civile, quando accudiva pazienti con problemi psico-motori. La figura si sposta sul sedile del conducente.
La gamba fuori dall'auto scivola verso il fango. L'adrenalina fa apparire il processo interminabile. Quando impatta a terra il ragazzo sente spalancarsi l'Abisso.
“NO!” Una parte del cervello registra il grido nell'abitacolo.
La gamba è un tronco squarciato poco sopra l'inguine. La testa del femore biancheggia in un lago sanguinolento.
Un fiume di saliva sale alla bocca del ragazzo.

I won't take no prisoners, won't spare no lives;
Nobody's puttin' up a fight.
I got my fill; I'm gonna take you to hell;
I'm gonna get you - Satan get you...


La sagoma ha raggiunto il fianco del fuoristrada. È un uomo di mezza età vestito di una tuta mimetica. Nel momento di mettere a terra il primo piede e spostare su di esso il peso del corpo, scivola sull'arto, cadendo bocconi nel fango. Lento, prende a rialzarsi. Il ragazzo è stregato dalla scena. Un volto verde si solleva con movimenti meccanici, incrociando gli occhi del ragazzo. Occhi da predatore nel volto della morte. La bocca si apre, emettendo un rantolo. Il mento e la giacca dell'uomo sono lordi di sangue e resti organici.
Si porta in ginocchio, quindi in piedi, prendendo a barcollare verso l'auto del nuovo arrivato.

Muoviti cazzo!
Le dita si stringono intorno alla chiave di accensione. Il piede pesta a fondo l'acceleratore. Ruote girano a vuoto spruzzando melma ovunque. L'auto slitta.
Il cadavere barcolla verso l'auto. Il ragazzo si accorge del riso isterico che lo ha colto quando spruzzi di saliva colpiscono il cruscotto.

eow!
Hell's Bells, Satan's comin' to you!
Hell's Bells, he's ringing them now!
Hell's Bells, the temperature's high!
Hell's Bells, across the sky...
Hell's Bells, they're takin' you down.
Hell's Bells, they're draggin' you around.
Hell's Bells, gonna split the night!
Hell's Bells, there's no way to fight! Yeah!


Il cuore sbatte contro le costole con dolore. Il corpo lotta per liberare la vescica dall'urina. Ogni grammo di materia senziente gli suggerisce di fuggire.
Improvvisa, come una fucilata nella notte, arriva la calma. L'urlo si spegne. La mano scende e cambia la marcia. Il piede destro porta il motore a pieni giri, mentre il sinistro molla il freno. La cacofonia delle ruote che mordono la terra riempie l'aria. Salgono refoli scuri di gomma bruciata.
Il cadavere barcolla verso il centro della strada.
La mano abbandona il cambio e cala il freno a mano.
Muori!

Ow, ow, ow, ow!
Hell's Bells!


L'auto impatta il corpo, proiettandolo contro il retro del fuoristrada. Nella parabola del volo, la testa colpisce la fascia trasversale di metallo del tettino, aprendosi come un'arancia.
Il piede molla l'acceleratore, affondando il freno. Niente da fare. La macchina scivola sul fango e finisce contro la camionetta. Con un'esplosione l'airbag colpisce il volto ed il torace del ragazzo, togliendogli il fiato.
Stelline esplodono nell'oscurità dietro le palpebre. Il ragazzo ricaccia il senso di nausea e si impoine di rimanere lucido. Lotta contro l'airbag e si libera della cintura di sicurezza. Si guarda un attimo intorno e apre la portiera.

Nessun movimento. Anche la pioggia ha smesso di cadere. Lento, il ragazzo supera il muso dell'auto e scavalca l'arto reciso per guardare nell'abitacolo della camionetta. Il proprietario della gamba giace riverso sui sedili frontali, il ventre aperto e le interiora sparse sui tappetini. Il collega invece è steso davanti al fuoristrada, di fianco alla Panda, la pistola in mano, la carotide dilaniata.
Centinaia di ore davanti allo schermo a gustarsi film horror danno un unico responso imperativo: prendere l'arma!
Forza Leone, quella pistola ti serve.
Il ragazzo si guarda intorno, fino a trovare una pietra grande come la sua mano. La raccoglie e si avvicina al cadavere, accucciandosi. Con la mano libera cerca di sottrarre la Beretta 92 FS dalla stretta del cadavere. Mollala, cazzone! La stretta è forte, il carabiniere deve aver serrato il calcio negli spasimi della morte. Il lavoro diviene complesso: il ragazzo cerca di concentrarsi sulla mano del carabiniere senza perdersi alcun segno non morte.
Svariate bestemmie salgono alle labbra di Leone mentre strattona l'arma. Il sudore ruscella sulla schiena, appiccicando la camicia di Lorenzetti alla pelle.
Uno dopo l'altro libera il calcio da quattro dita. Ha liberato il ponte del grilletto dall'indice del cadavere quando le dita si serrano nuovamente sull'arma, rischiando di serrargli il polos. Sollevando lo sguardo, Leone vede gli occhi aprirsi, liberando lunghe lacrime di acqua piovana che scivolano sulle guance. Le pupille si muovono scrutando per un attimo le vicinanze, finendo per puntare dritte su di lui.
Con uno sbuffo di aria sanguinolenta dalla gola, il corpo si irrigidisce, lottando per alzarsi. L'altra mano si muove, simile ad un artiglio di rapace, per prendere la giacca del ragazzo.

È troppo. Il ragazzo è in piedi, osservando i movimenti diacronici del cadavere tornato in vita. Sente le gambe farsi leggere. Senza accorgersene fa due passi indietro, per sfuggire alla Morte. Dall'abitacolo giungono altri suoni sopra il graffiare delle spatole sui cristalli asciutti, seguiti da un mugolio.
Quel suono ha una reazione esplosiva sui nervi tesi di Leone. Il terrore si tramuta in rabbia cieca, avvampando le vene, scuotendolo dalla necessità primordiale di fuga. Uccidi! Se è iniziato il tempo dei morti che camminano, devi lottare da ora, o non ne avrai più il coraggio.
La bestia che è in lui abbandona le pastoie. La mano si serra sulla pietra. Un grido alto scaturisce dalla gola ben rasata. Fuoco liquido avvampa nei tessuti. Ogni muscolo è teso il gesto primevo dell'aggressione.
Leone colma la distanza col non morto. Con un calcio ben assestato spezza il ginocchio del cadavere del carabiniere, che cade di colpo schiena a terra. Avvicinandosi al mostro, cala il piede, calzato in pesanti stivaletti simili ad anfibi, sulle tempia del cadavere. Ancora! Ancora! Crepa, zombi di merda!
La mano si abbassa, sasso in pugno, impattando il cranio del cadavere a terra. Il rumore della pietra sulla scatola cranica è agghiacciante: il rintocco delle campane infernali. Una, due, tre volte. La voce tesa nell'urlo arrochisce, rendendo il verso della bestia ancora più primitivo. Infine, il cranio cede, aprendosi come una noce di cocco. Sangue e materia cerebrale si spargono nell'aria umida. Il carabiniere smette di dimenarsi.
Leone si ferma, ansimando. È fradicio di sudore. Sente addosso il sapore della paura.
Rumori di risucchio dietro di lui. Leone si volta, le mani ancora strette sulla pietra. L'altro carabiniere si è trascinato fuori dall'abitacolo, graffiando il fango.
I suoi occhi morti fissi in quelli della preda. La Morte riprende ad avanzare sulla terra.

Quanto sia vana ogni speranza nostra,
quanto fallace ciaschedun disegno,
quanto sia il mondo d'ignoranza pregno,
la maestra del tutto, Morte, il mostra.


Ansante, Leone si volta verso la Panda. Sul sedile di dietro scorge un panno, sopra di esso, un'accetta.
Allora esisti, Dio!
Entra nella piccola auto, prende l'arma e si piazza al margine del sentiero, i piedi ben piantati al suolo. Perché attendi la morte, Leone? Un ghigno contorce i lineamenti del giovane mentre avanza verso lo zombi. Uccidere non è così male: certo, è faticoso, ma restringe la vita all'ora, al come. È... facile!


Leone si terge il sudore dalla fronte. Il cadavere davvero morto del secondo carabiniere giace sotto di lui, la testa sfondata da un fendente che gli ha reciso la calotta cranica.
Cosa fare? Dove andare?
Gli occhi spaziano lungo la campagna. Dai boschi provengono lontani grugniti. Chissà quanti ce ne sono in giro.
Deve darsi da fare.

Leone recupera le pistole ed i caricatori ai carabinieri morti. Dal portabagagli della Panda prende il fucile e le cartucce del cacciatore. L'ascia sbatte sulla coscia destra, appesa ad una tracolla fatta con le cinture dei cadaveri.
Alcuni zombi caracollano verso il viottolo. Forse hanno seguito i suoni del combattimento, forse sono stati richiamati dai tentativi infruttuosi di mettersi in contatto con qualcuno con il cellulare e con la radio della camionetta.
La preda-cacciatrice guarda quelle parodie di vita, soppesandole. Si muovono lenti. Posso evitarli con facilità se mantengo un passo veloce. Ma... dove vado?
Leone alza il volto al cielo, sentendo il calore dei raggi del sole che hanno bucato le nuvole colme di pioggia.
Abbassa lo sguardo, fino a posarsi sul fondovalle e sul mostro di cemento armato. Il centro commerciale.
Perché no?

Edited by Scriterio - 18/2/2007, 11:15
 
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view post Posted on 23/9/2007, 16:56Quote
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Demone dell'Oscura Luminosità

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Status: Online: ultima azione eseguita alle ore 19:15, 9 minuti fa


Il tenente McFarland dei marine degli Stati Uniti, passò in rassegna i soldati italiani masticando a denti snudati. L'ACM blindato sobbalzò passando sopra a qualcosa di morbido e cedevole. Ai fianchi dei soldati dondolavano la pistola calibro 22 rimfire silenziata e il machete, tenuti premurosamente fuori del giubbetto arancione catarifrangente, e della tuta rinforzata in kevlar; le mani erano protette da un muro di pelle ricavato da guanti da saldatore modificati per aderire meglio alle dita; sulla schiena, lo zaino con i viveri d'emergenza e la carabina M1 facevano pensare a degli operai stradali da anarchia postatomica. Solo McFarland portava a tracolla una vanga shaolin, ricavata legando un falcetto sulla sommità del bastone di una comune vanga. Il tenente guardò fuori da una delle feritoie ricavate con la fiamma ossidrica: la strada finiva di serpeggiare e gli alberi si diradavano, lasciando che il centro commerciale apparisse come l'alba disegnata da un pittore cubista. Picchiò due volte sulla parete divisoria della cabina. «Tu, scendi e piazza l'attrezzatura!» Ordinò in perfetto italiano.
Il soldato che portava un mastodontico stereo, scese e si avvicinò a un fuoristrada con le portiere aperte. Sinceratosi che fosse vuoto, aprì il cofano e montò l'apparecchio sul tettuccio collegandolo alla batteria. Dalle casse, gli Staind gracchiarono “Tolerate”

I Don't give a fuck
About all of your problems
I could give a rats ass
how your feeling today
take your wordly advice
and shove it straight up your ass
Thanks for coming around
to fuck up my day


L'autista manovrò per invertire la marcia e spense il motore. Le ventole del condizionatore continuarono a lavorare mentre sei soldati prendevano posto alle feritoie laterali e due dietro. McFarland si mise in quella di mezzo del portellone.
Aveva avuto poco tempo per insegnare i rudimenti della caccia agli zombie, e già trovare pronto un camion corazzato abbastanza pesante da non poter essere ribaltato era stata una fortuna. Certo, beccare un'invasione di tipo tre proprio mentre si trovava in licenza in Italia, era una gioia irripetibile. Si umettò le labbra: dal ciglio sulla destra, una figura con tre arti uscì zoppicando. Prese il microfono e disse: «Fermo! Non muoverti! Alza le braccia e avvicinati lentamente!» L'altoparlante sopra il tetto del camion fece vibrare i denti dei soldati. La figura continuò a barcollare verso lo stereo da dove gli Staind attaccarono “Break”

I walk alone
I am alone
I think alone
I'll die alone
Don't think I can make it on my own
I think I need someone to SAVE ME!


McFarland prese la mira e gli sparò due volte allo stomaco. La figura continuò ad avanzare.
«Merda» esclamò sottovoce il soldato alla sua sinistra. Il tenente prese nuovamente la mira e scoperchiò il cranio dello zombie con un colpo preciso. «Un attimo di pazienza soldato. Nella merda ci saremo tra poco.»

Such is life
So sad but true
Kill everything
That's close to you
Try to decide what not to do
You know you cannot CONTROL ME!


La radio sulle spalle del marconista sputò la sentenza: «Avvoltoio a Iena. Rilevo almeno duecento individui a cinquecento metri da voi in marcia sulla statale, e almeno altri cinquanta tra i boschi.»
McFarland prese il microfono: «Iena ad Avvoltoio: qual è la situazione in città?»
«O fare lo zombie è diventato lo sport locale, oppure non ci sono sopravvissuti.»
«Iena ad Avvoltoio: voglio sapere QUANTI zombie riesci a vedere in città.» Fece per sputare, poi si trattenne con un ghigno.
«Almeno un migliaio. E molti cadaveri spolpati e immobili.»
«Dove si dirigono?»
Improvvisamente, come la nebbia che sale dal terreno, un lamento riempì l'aria intorno al camion. «Non importa,» disse McFarland alla radio, «ora sanno di dover venire qui.» Si passò la mano sulla faccia e inspirò. Il lamento dei morti reclamò le orecchie dei soldati fino a che il tenente urlò il suo yyy-haaa! «Tappatevi quelle cazzo di orecchie e sparate solo quando sarete sicuri di colpire la testa. Stanno per arrivare i clienti del centro commerciale.» I soldati eseguirono il comando. Ora, c'era solo il rombo del sangue e gli In Flames che urlavano “Behind Space”

call me by my astral name
breeding fear through worldless toungh
heavenly thirst - unspeakable pain
emptied from all human motions
confront the faceless wrath

Noi demoni strappiamo le anime e ce ne nutriamo selvaggiamente! Mi passeresti il sale prima che ti stacchi il braccio?

Sì lo so, sono porco, ma per favore non chiamatemi dio.
 
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8 replies since 17/12/2006, 18:47
 
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